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Post by On 28 Febbraio 2018 In Fbf news

Bicipolitana, prossima fermata: un “ufficio bici” in ogni città


Con 150 associazioni in tutta Italia e 18mila iscritti, di cui 600 solo a Firenze, FIAB è una delle più estese reti di ciclisti. Più che una rete, un movimento in grado di avanzare proposte concrete e raggiungere importanti risultati. Ne abbiamo avuto un esempio a Firenze, poche settimane fa, con la presentazione in Palazzo Vecchio della Bicipolitana, progetto sviluppato da FIAB – Firenze Ciclabile

e sposato dall’amministrazione comunale, che porterà alla realizzazione di una serie di piste “modello metropolitana” in tutta la città. Obiettivo: avere un percorso certo nelle sedi e nei tempi di percorrenza per spostarsi tra i quartieri. Ma nel carnet della FIAB c’è di più. Ne abbiamo parlato con il presidente dell’associazione fiorentina Luca Polverini. 

Lo scorso 21 dicembre in Senato è stata approvata la legge quadro sulla mobilità ciclistica. Cosa ci dobbiamo aspettare?

Per la prima volta il Parlamento ha discusso seriamente di un qualcosa che riguarda una mobilità diversa da quella dell’auto: un grande traguardo per il nostro Paese, storicamente “autocentrico”. Verranno stanziati fondi in maniera strutturale e gli enti pubblici dovranno prevedere infrastrutture ciclabili. Di fatto, le amministrazioni locali saranno dotate di una serie di strumenti per investire concretamente nella mobilità su due ruote: penso ad esempio al rifacimento dei fondi stradali o alla distribuzione degli spazi cittadini. In Europa l’Italia si colloca in una fascia medio-bassa per quanto riguarda la mobilità ciclistica urbana, anche per aspetti di conformazione del territorio. I nostri centri storici sono molto delicati ed è ovvio che la mobilità ciclistica non possa avere le medesime regole ovunque: un patrimonio UNESCO come quello di Firenze necessita un’attenzione diversa rispetto a una capitale nordeuropea. Rimane pur sempre il fatto che mobilità ciclistica significa “mobilità dolce” e questa va sempre d’accordo con la condivisione degli spazi e la conservazione dei beni culturali. 

Si può avere una migliore gestione del fenomeno del pendolarismo attraverso l’intermodalità?

L’intermodalità, che prevede la possibilità per il ciclista di portare la propria bici anche su mezzi di trasporto pubblici, è fondamentale per chiunque abiti a più di 5 km dal luogo di lavoro o di studio. Le città sono sature di veicoli e serve una razionalizzazione che permetta di lasciare le auto fuori dalla città, ad esempio in parcheggi scambiatori e da lì prendere la linea tramviaria oppure ferroviaria potendo alloggiare la propria bici o utilizzando il bikesharing. Sono tutte operazioni di cambiamento culturale fondamentali. Non dimentichiamoci anche le emergenze ambientali causate dalle polveri sottili nelle grandi città. Ridurre le emissioni è un’urgenza dal punto di vista del benessere a tutto tondo. La mobilità ciclistica funziona, è comoda e la bici è il mezzo meno impattante. Abbiamo tutti i mezzi per fare il salto di qualità, è il momento di farlo.

Un esempio di nuova mobilità è la Bicipolitana fiorentina. La dobbiamo a FIAB – Firenze Ciclabile?

E’ un’idea che abbiamo preso in prestito dagli amici di Pesaro. Abbiamo messo a sistema tutta l’infrastruttura della rete ciclabile indicando percorsi prioritari, tempi di percorrenza, luoghi di interesse e punti di interscambio, un po’ come si fa con le linee di una metropolitana. A Firenze ci sono tra i 30 e i 40mila spostamenti quotidiani in bici, ma mancavano razionalizzazione, promozione e manutenzione. Abbiamo studiato itinerari principali sui due assi nord-sud, est-ovest, in base a quello che già è presente e in base al piano strutturale, cioè quello che l’amministrazione ha deciso di costruire da qui ai prossimi 15 anni. Il Comune ha accolto la nostra proposta: assessorato alla mobilità, assessorato all’urbanistica e assessorato all’ambiente hanno sposato il nostro progetto e noi ci crediamo tantissimo. I lavori dovrebbero partire dalla linea rossa, che congiungerà Bagno a Ripoli a Firenze Nova, sfruttando sia le infrastrutture esistenti sia progettandone di nuove. Alcuni lavori sono già stati programmati.

Le città del futuro sono città ciclabili?

Certamente. Per quanto riguarda Firenze, siamo a buon punto con l’amministrazione comunale per l’istituzione di un Ufficio Bici, una struttura che si occupi e coordini tutto ciò che riguarda la mobilità ciclistica, dall’aspetto urbanistico alle questioni più pratiche di manutenzione. Un ufficio che curi anche l’aspetto della comunicazione col cittadino e col turista, attraverso un front office che raccolga segnalazioni, proposte e lamentele, info sul bike sharing, promuovendo eventi di sensibilizzazione alla sicurezza, come il nostro “ciclista illuminato”. Mi auguro anche che si riescano ad avviare campagne di educazione al rispetto del codice della strada. Al di là dell’infrastrutture il problema è anche educativo: la strada è uno spazio pubblico dove si può pretendere rispetto ma si deve anche darlo. E’ un mondo nuovo e per chi non lo conosce bene sembra strano, ma la bici è il mezzo del futuro e l’unico modo per potersi muovere in maniera razionale nelle città di domani.

Letto 148 volte Ultima modifica il Lunedì, 05 Marzo 2018 18:10
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